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dedicato a Umberto



BAND WEEK

 

BAND WEEK

LONG HAIR IN THREE STAGES (Catania)
15 settembre 2008

di Adriano Patti

 

 

Un breve cenno biografico
Long Hair In Three Stages nasce nel novembre 2006. Non ci conoscevamo, eravamo persone diversissime, e ognuno di noi ha contribuito con il proprio bagaglio (culturale, umano, musicale, di idee, desideri, frustrazioni, e soprattutto rispetto e curiosità) a dar vita a una creatura unica, che vive di vita propria e continua a stupire noi per primi, anche per la difficoltà che noi stessi abbiamo nell'etichettare la nostra musica. Dopo soli tre mesi abbiamo inciso i brani di "Meet", il nostro primo e.p., e da allora abbiamo sempre continuato a fare esibizioni live in pub e festival e a scrivere canzoni sempre più mature e curiose, riscuotendo un inatteso grande apprezzamento ovunque ci siamo presentati a suonare.

L’attacco di Hate Song#1 ha tutta l’aria di essere una freccia al cuore della scena catanese: lo è?
Beh: "odiamo i segaioli che si fanno passare per artisti / l'arte è piacere, non mettersi in mostra / fanculo la club culture / fanculo le cover band / fanculo i talent contest / fanculo i saputelli indie di questa finta Seattle..." Piuttosto esplicita, no? Va detto però che non c'è alcuna animosità da frustrazione personale, in questo brano: è stato scritto quando la nostra formazione era appena nata, e rappresenta più che altro delle cose che avevamo già notato da ascoltatori di musica. Cose poi da band tocchi con mano, e dalle quali ovviamente badi a stare alla larga.

Non avete l’impressione che la storia della Seattle italiana possa ormai essere archiviata in maniera definitiva?
Altroché, archiviare, nel fascicolo "Stupida spocchia sicula". Catania è una splendida città che sopravvive, e al contempo si autodistrugge, attraverso la "magnificazione del nulla". Apre una piccola filiale di una multinazionale dell'elettronica -che peraltro paga i nostri ottimi ingegneri con stipendi da fame- e parliamo di "Silicon Valley siciliana"; allo stesso modo, nasce una stagione creativa obiettivamente florida, di artisti che però non costituiranno mai una vera e propria scena (artisti che i catanesi stessi idolatreranno per un attimo, salvo poi disprezzarli subito dopo, e che troveranno i maggiori apprezzamenti ben lontano dall'isola), ed ecco che siamo la "Seattle d'Italia". No,siamo troppo snob e presuntuosi per essere davvero una città rock. Creiamo serie A e serie B, cerchie di eletti e ci lasciamo appiccicare etichette ridicole, ci facciamo classificare, lusingare, premiare, è lo stile siculo. Basti pensare ai talent contest, a quel che gira adesso, tribute band che ricalcano trucco mosse e mossettine dei "big", grandi solisti idolatrati che dispensano munifici note in jam session davanti a piccole cricche di adulatori, gente che poi non ha mai scritto un brano in vita sua... Ma no, quale Seattle... non c'è mai stata una scena qui. Molta creatività, ottimi artisti, ma ambiente provinciale, claustrofobico, sanremese. Ecco, siamo la nuova Sanremo. Nel senso del festival.

L’uso della Travis Bean riporta ad atmosfere Albiniane. Ritenete i tempi maturi per un ritorno di fiamma di certo noise sulla scena internazionale?
Sinceramente, non importa molto, per noi... se ci sarà un nuovo noise, noi saremo altrove. Il suono della mitica Travis noi lo innestiamo su un percorso molto personale, fatto di tante altre cose: noise, certo, ma anche new wave, postpunk, pop... magari anche samba, valzer... qualunque linguaggio va bene, a patto che serva a raccontare noi stessi, e non a ricalcare le idee di qualcun altro. All'interno del rock c'è ancora molto da inventare e da dire, nuovi linguaggi e percorsi da tentare...
Quanto ai "ritorni di fiamma", siamo un po' scettici... le piccole e grandi rivoluzioni, come è stata quella del noise, come il punk, per essere davvero tali non possono e non devono ripetersi. Ascolta un po' cosa fanno tutte queste band "neo-new wave", alla Interpol o Editors: hanno scongelato i Sound e i Joy Division e li servono, predigeriti, edulcorati, sbollentati, alle nuove generazioni. No, bisogna far tesoro delle grandi cose del passato ma poi fare una ricerca propria, esattamente come chi inventò questi generi: erano novità, seppure poggiate su solidissime basi preesistenti, erano in piena rottura col passato! "Kill your idols", no? Ecco, per emulare quegli artisti bisogna guardare non alle loro mani sulle corde, ma al vulcano che avevano in testa.

Dal vivo una ragazza esegue delle performance che assecondano con movimenti di danza i vostri suoni. Da cosa nasce questa idea?
È una semplice sovrapposizione di linguaggi. Un sottotitolo, un telegiornale per non udenti... Ci piace ispirarci con -e ispirare- altre forme d'arte. Lo abbiamo fatto con la danza e con la letteratura, lo rifaremo presto con la video-art, con la pittura... siamo sempre alla ricerca di gente creativa. In particolare artisti che nelle loro rispettive forme d'arte si avvicinano al nostro approccio: sperimentare, giocare, azzardare, anche con materie estranee, senza far abuso di "tecnica" fine a sé stessa. Giocando, semplicemente, e senza alcuna presunzione o intellettualismi forzati.

Cosa piace ascoltare a LH3S?
Di tutto, veramente di tutto. Dalla sperimentazione rock più estrema al jazz, dalla new wave ai cantautori italiani, dal pop-rock anni '70 alla indie degli anni '90... se facessi un minestrone dei gusti, diversissimi, di noi quattro, verrebbe fuori un melange forse indigeribile di U.S. Maple e Can, Cure e Jesus Lizard, Joy Division e Lucio Battisti, passando per Smiths, Pixies, Radiohead, Iron Maiden, Queens of the Stone Age, NoiseArena, Cristina Donà, The Sound, Guller, Primus, Koshowanishi, Rino Gaetano, De André, Alisons, Nirvana, Nick Cave, Uzeda, Charme, Shellac, Portishead, KZL333, Wire, Boomerang Baby, Hüsker Dü, Camper Van Beethoven, The Dream Syndicate, CCCP, Grant Lee Buffalo, R.E.M., Siouxsie, I Am Kloot, Mark Lanegan....

I vostri blog puntano spesso il dito sull’organizzazione dei live a Catania. Dove sta il problema secondo voi?
Nel fatto, paradossale, scandaloso, che che quasi nessuno, tra quelli che si occupano di musica... ascolta musica. Provate, chiunque legga queste righe, provate a portare un cd con un nome inventato (tipo i Koshowanishi di cui sopra) in un pub, e a proporre la vostra finta band, e vedrete. Neppure lo aprono, non lo guardano, non sono curiosi. Credono di aver già sentito tutto. Nei pub più piccoli invece se gli garantite un fottio di gente per pochi soldi, vi daranno una serata, e la vostra band che non esiste sarà la headliner. La generazione che ha creato i pub, in quei famosi anni '90 della pseudo-Seattle, era una generazione di dinamici ventenni, ma è invecchiata malamente. Tirano a campare, non gliene frega, organizzano "contest" a pioggia, infestano le serate di cover band per paura di non avere introiti, e spesso affidano tutto a ragazzini privi di professionalità, il cui unico interesse è creare un po' di folla. Si dà sempre la colpa al pubblico, ma non è corretto, la verità è che il pubblico oggi è mediamente molto più curioso e assetato di novità dei cosiddetti "professionisti". E la buona musica c'è, ci sono almeno una dozzina di nuove eccezionali band catanesi che ti potrei nominare, che non trovano orecchie attente e gente entusiasta che le promuova.

Da cosa nasce l’esigenza di affidare alla lingua spagnola alcuni versi di Lesbian?
Potrei dire, "dal fatto che lo spagnolo è la lingua più sexy al mondo", ma non è quello. In quei versi il brano si trasforma, divampa in una specie di "trip sessuale", e lo "switch linguistico" accentua lo straniamento... ma anche questa è solo la spiegazione che mi do adesso, non il motivo per cui l'abbiamo fatto; le nostre canzoni non sono mai progettate a tavolino, molti dei testi me li tengo da parte per mesi e trovano posto solo quando arriva la musica giusta... le frasi spagnole di 'Lesbian' inizialmente erano solo un gioco... il testo, nell'insieme, nasce da una frase che ripeto sempre: "se fossi una donna, sarei sicuramente lesbica." Le donne non sono soltanto la metà del mondo, sono l'unica metà che valga la pena conoscere ed esplorare, noi uomini siamo banalissimi e noiosi, a confronto.

Sub Pop, Geffen o Rough Trade?
Touch 'n' Go!

Tre dischi da salvare mentre la lava ricopre Catania per, secondo la leggenda, l’ottava volta.
Tre dischi per quattro persone! Volete farci litigare... Beh, facciamo "Faith" dei Cure, "Trout Mask Replica" di Captain Beefheart e "Grace" di Jeff Buckley e siamo tutti contenti. Ma forse trattandosi di qualcosa da salvare dalla lava sarebbe più appropriato indicare qualche rara perla locale: "Waters" degli Uzeda, "Closet meraviglia" di Cesare Basile e qualsiasi cosa dei White Tornado.

 

ASCOLTA

Dead Trees

music/LH3S-DeadTrees.mp3


Hate Song #1

music/LH3S-Hatesong#1.mp3




INFO:

www.myspace.com/lh3s

 

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